Via Comoli 174a, Omegna (VB)

327.98 17 382 - 328.88 31 678 info@raggioblu.net

I Simboli Reiki di Usui

La salute dello spirito vale più della salute del corpo. Infatti uno spirito sano sorregge anche un corpo malato, mentre uno spirito malato non è nemmeno in grado di apprezzare il miracolo di un corpo sano. (V. Buttafava)

I Simboli Reiki (Shirushi in giapponese) di Usui sono quattro: né uno di più, né uno di meno.
Non sono stati canalizzati da Usui sul monte Kurama, come narra la leggenda, ma sono stati “studiati a tavolino” nel corso degli anni successivi. Usui li aveva chiamati semplicemente primo, secondo, terzo e quarto Simbolo (e questa è la nomenclatura tutt’ora usata nella scuola Gakkai), ma successivamente, forse per evitare confusione, è stato dato loro un nome. Nella tradizione giapponese rispettivamente Zui-un, Muryo-ju, Honjazeshonen e Daikomyo.

Il primo Simbolo: CHO-KU-REI

Il primo simbolo reiki: il Cho Ku Rei
Il Chokurei della tradizione occidentale

Il termine Chokurei usato nella tradizione occidentale non ha un significato ben preciso e non si sa da dove derivi (né dal giapponese, né dal cinese, né dai vari dialetti hawayani o da altre lingue); viene normalmente inteso come “Energia viene a me”.
Nel Reiki originale giapponese questo simbolo viene chiamato “Zui-un“, parola giapponese che significa letteralmente “nuvola di [buon] auspicio” inteso come augurio di “buona fortuna”. Si utilizza per richiamare e accumulare l’Energia.

Il Simbolo utilizzato nell tradizione occidentale, qui rappresentato, è leggermente diverso da quello originale di Usui che viene insegnato nel Komyo Reiki.

Si usa per dare energia sul piano fisico. È utile per iniziare e/o terminare la centratura, visualizzandoselo su tutto il corpo, dalla testa ai piedi, oppure su ciascun chakra, partendo dal primo e arrivando sino alla testa. È buona norma utilizzarlo all’inizio del trattamento, tracciandolo sulla testa o su tutto il corpo. Nel corso del trattamento può essere utilizzato sui punti che si sentono “scarichi”.

Pulizia degli ambienti

Può essere utilizzato per pulire case, stanze e uffici da energie pesanti. A volte è necessario lavorare per diversi giorni consecutivi. Si procede tracciando (o visualizzando) Cho ku rei sulle pareti, sul soffitto e sul pavimento. Si può anche visualizzare un grande Cho Ku Rei sul soffitto, che scende lentamente sino al pavimento, purificando ogni livello della stanza. È utile aggiungere anche Rama, visualizzandolo tanto grande da riempire tutta la stanza e Hart (Rama e Hart sono simboli del Karuna Reiki).

Si può utilizzare per protegger sé stessi e per proteggere persone o ambienti da energie negative(1), tracciando sei Cho ku rei: davanti, dietro, ai due lati, sopra e sotto.

Trattare il cibo

Per trattare il cibo, tracciare o visualizzare Cho ku rei sul cibo; aggiungendo Seiheki, ed eventualmente Rama possiamo ripulirlo, almeno in parte, dai veleni che l’agricoltura chimica e l’industria alimentare ci regalano quotidianamente, compresi nel prezzo. Mentre diamo Reiki al cibo, non scordiamoci di ringraziare di cuore: stiamo ricevendo una delle numerose benedizioni quotidiane! Ricordiamoci di ringraziare anche la Madre Terra, che continua a nutrirci nonostante i nostri accaniti sforzi nella direzione contraria.

(1) Non esistono energie che siano in assoluto “negative” o “positive”: esistono energie che in un determinato momento della nostra vita sono in sintonia con noi (e possiamo considerarle “positive” per noi) e energie che in un determinato momento della nostra vita, non lo sono (e possiamo considerarle “negative” per noi); le energie che sono in sintonia con noi possono aiutarci ad “alzare” la nostra vibrazione, mentre quelle che non lo sono possono “abbassarla”, naturalmente sempre che noi glielo consentiamo, sia in un caso come nell’altro…

Il secondo Simbolo: SEI-HE-KI

Il secondo simbolo Reiki: Sei He Ki
Il Seiheki della tradizione occidentale

Seiheki è una parola giapponese che significa “vizio”, “cattiva abitudine” ed era usato tradizionalmente nel Seiheki Chiryo Ho, cioè nel metodo (ho) di trattamento (chiryo) dei vizi (seiheki). Nella tradizione occidentale è rimasto solo il termine “seiheki”.
Nel Reiki originario giapponese è chiamato “Muryo-ju” che, oltre ad essere un altro nome di Amida Budda, significa “Vita incommensurabile”.

Anche in questo caso il Simbolo utilizzato dalla tradizione occidentale è leggermente diverso dal simbolo originale di Usui.

Questo Simbolo indica Protezione e Armonia, ed è la “chiave” che ci unisce al mondo mentale. È il simbolo della guarigione emozionale, intesa come equilibrio tra la mente e le emozioni, tra ciò che appartiene alla coscienza e ciò che appartiene al subconscio. L’energia di Seiheki equilibra ciò che è squilibrato; rappresenta il processo di cambiamento continuo.
È utile per trattare persone sconvolte, fuori di sé, emozionalmente turbate: in queste situazioni tracciare Seiheki su tutta la persona, dalla testa ai piedi, rafforzandolo eventualmente con Cho ku rei (chi è attivato a Karuna può aggiungere Zonar e Shanti). Se possibile, eseguire un trattamento completo, o anche un trattamento veloce.

L’inconscio

Seiheki allinea ed equilibra i chakra superiori. È il simbolo dell’unione di Dio con l’uomo.
È l’attivatore delle forze interiori e cura la connessione mente-corpo attraverso il subconscio: è in grado di far risalire alla mente cosciente le problematiche sepolte nell’inconscio. Poiché è raro che sia piacevole ricordare e “guardare negli occhi” le problematiche nascoste nel nostro subconscio (in genere sono quelle emozioni pesanti quali la rabbia, il rancore, l’odio, la violenza, che ci è stato insegnato sin da bambini a reprimere e a nascondere là, nel profondo della nostra mente), quando si usa Seiheki è bene mettere la precisa intenzione che faccia affiorare soltanto ciò che la persona (quindi anche noi stessi) è in grado di affrontare e comprendere in quel momento della sua esistenza.

Trattamento Mentale

Nel trattamento mentale, Seiheki convoglia alla mente della persona trattata il messaggio di guarigione o messaggi più specifici. Dopo le prime tre posizioni della testa (occhi, tempie, orecchie), si pone una mano sulla nuca, mentre l’altra mano destra traccia Seiheki sul settimo chakra, poi Cho ku rei. Volendo si può ripetere mentalmente il nome e cognome della persona (o il nostro) per stabilire il contatto. D’ora in poi tutto ciò che penseremo andrà ad influenzare la persona a livello inconscio.

Ci si può anche mettere in contatto con i singoli organi della persona, inviando loro un preciso messaggio. Si respira profondamente ed inspirando si immagina una luce dorata che entra nella nostra testa: ci lasciamo riempire completamente di luce. Quando l’energia luminosa “trabocca”, immaginiamo che fuoriesca dalle nostre mani e che vada ad inondare l’altra persona. Visualizziamo questa luce dorata che dalla testa arriva fino ai piedi della persona e inviamo un messaggio di luce, come “Sei pieno di luce, amore ed energia”, oppure “Sei sempre più in contatto con la tua parte divina”, quindi si staccano le mani e si fa l’accarezzamento dell’aura. Si termina mettendo il preciso intento di interrompere il contatto; volendo si può utilizzare un gesto simbolico, come per esempio soffiare sulle mani, per sottolineare il nostro intento.

Il terzo simbolo: HON-SHA-ZE-SHO-NEN

Il terzo simbolo Reiki: Hon Sha Ze Sho Nen
Una delle varianti occidentali di Honshazeshonen

Nel Reiki originario giapponese è chiamato “Honjazeshonen“. Il nome di questo simbolo viene spesso “tradotto” in modi molto fantasiosi: “Il Budda che è in me si espande sino al Budda che è in te, portandoti illuminazione e pace”, oppure “Tu ed io siamo uno”, o ancora “niente passato, niente presente, niente futuro”. Il suo significato letterale nella lingua giapponese è “la Fonte (honja) è (ze) la giusta coscienza (shonen).

Nell tradizione occidentale esistono molte varianti di questo simbolo: alcuni dicono che ciò sia dovuto al fatto che la Takata abbia in un certo senso “personalizzato” il simbolo per ciascuo dei master da lei creati, ma è molto più probabile che le differenze siano dovute alla complessità del simbolo e alla discutibile usanza di non consentire agli allievi di portarsi a casa i disegni dei Simboli realizzati nel corso del seminario. La “volatilità” della memoria umana ha fatto il resto…

È il Simbolo della guarigione a distanza, al di là dello spazio (e del tempo). Viene utilizzato all’inizio di un trattamento a distanza, tracciandolo sul “testimone” della persona o della situazione che stiamo per trattare. Si veda la sezione dedicata ai trattamenti a distanza.

Nel corso di un trattamento diretto, invia Reiki e i Simboli che utilizziamo direttamente nel passato della persona. Questo Simbolo lavora sul corpo mentale e sulla mente conscia, piuttosto che sul subconscio, che è invece il regno di Seiheki.

Dopo che la persona ha percepito i propri sentimenti reali, Honshazeshonen offre nuove possibilità di scelta e di azione.

Il quarto simbolo: DAI-KOMYO

Il quarto simbolo Reiki, il simbolo del Master: Dai Komyo
Una delle varianti occidentali del Daikomyo

È il Simbolo dell’insegnante, utilizzato nel corso di tutte le attivazioni. Il suo significato letterale è Grande (dai) Luce brillante (komyo).

Anche per questo simbolo, nella tradizione occidentale esistono più varianti, probabilmente per lo stesso motivo visto per il terzo simbolo.

Daikomyo serva da “catalizzatore” ed è uno strumento per il risveglio interiore e la riconnessione con la Fonte. Può essere usato su se stessi prima di iniziare un trattamento Reiki, o lo si può utilizzare per iniziare e terminare una meditazione, un esercizio energetico, eccetera.

Condividi questa pagina su:

La salute dello spirito vale più della salute del corpo. Infatti uno spirito sano sorregge anche un corpo malato, mentre uno spirito malato non è nemmeno in grado di apprezzare il miracolo di un corpo sano.
(V. Buttafava)